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martedì 19 agosto 2008

I costi della Romania

L'imprenditore che si avvicina al sistema romeno, ha bisogno, sicuramente, di quantificare la spese che dovrà affrontare. Di seguito dò alcune cifre, indicative per quanto riguarda Bucarest.

Tasso di conversione (per gli importi in Lei): 3,55 Lei/Euro.

La vita di tutti i giorni:

Taxi: 1,6 - 2,0 Lei/Km
Fast food: 20 - 40 Lei
Ristorante medio: 40 - 100 Lei
Ristorante medio-alto: 150 - 250 Lei
Camera in hotel (3 stelle): 90 - 130 Euro/notte
Miniappartamento in residence: 35 - 80 Euro/notte

L'ufficio

Affitto ufficio fuori dal centro (2/3 camere): 400 - 600 Euro/mese
Affitto ufficio in centro (2/3 camere): 550 - 1.000 Euro/mese
Spese medie di condominio: 100 Euro/mese

Affitto uffici classe A: 15-22 Euro/mq/mese
Affitto showroom stradale: 70 - 120 Euro/mq/mese

Spese telefonia fissa: come in Italia
Spese telefonia mobile: generalmente più alte che in Italia. Quasi tutte le aziende hanno uno o più cellulari.
Internet: in generale si hanno connessioni via cavo, circa 30-60 Lei/mese. Più costoso l'ADSL a 80-120 Lei/mese

Il personale

Salario minimo per economia: 500 Lei
Segretaria: 1.000 Lei (anche 1.500 se parla bene l'Italiano)
Operatore call center: 350 Euro (compresi i contributi)
Incidenza contributi: circa il 50% del salario netto.

Perchè gli italiani vengono in Romania?

So che questa domanda farà sorridere qualcuno: è infatti diffusa l'opinione (giusta o sbagliata che sia) che la prostituzione contribuisca, in modo sostanziale, al PIL romeno. Considerata poi la nota sensibilità dei rappresentanti maschili del nostro popolo, si fa presto a fare due più due.

Ma, credetemi, da quella ventina di aerei che arrivano giornalmente dall'Italia nei due aeroporti di Bucarest, scendono anche molti uomini d'affari, seriamente intenzionati a produrre profitti.

Solo per farci un'idea, proviamo a suddividere quest'ultimi in categorie:
  1. I piccoli imprenditori che, soffocati dalle tasse italiane e pieni di idee, cercano di comprendere "cosa si possa fare in Romania".
  2. Gli imprenditori in cerca di nuovi sbocchi commerciali e produttivi per la loro azienda che, in Italia, ha raggiunto il massimo livello di sviluppo possibile.
  3. Coloro che cercano rendite superiori per i propri capitali, giocando ( e a volte speculando) sui prezzi di terreni ed immobili.
  4. I cosiddetti "pirati", persone che credono di sbarcare in Burundi, dove gli uomini lavorano come schiavi per un tozzo di pane ed i terreni costano pochi centesimi al mq.
Mentre ci chiediamo dove siano stati, negli ultimi venti anni, gli appartenenti all'ultima categoria, tutti noi del settore, guardiamo con interesse alla seconda categoria: qui, infatti, fatte le opportune selezioni, si trovano gli imprenditori italiani in Romania dei prossimi decenni.

Spostarsi in Romania

Durante gli ultimi cinque anni, anni in cui ho svolto attività di consulenza per le aziende italiane che desiderano affrontare le sfide del mercato romeno, la frase che ho ascoltato più volte, probabilmente è:"Dottor Ghiglia, non ne posso più del sistema fiscale italiano, mi aiuti a spostare i miei affari in Romania".

La Romania è, fin dai tempi del comunismo, il pese dell'est europeo più vicino all'Italia ed agli italiani: affinità linguistiche, latinità, e buona disposizione delle persone sono certamente i fattori trainanti del continuo flusso di migrazione di uomini d'affari, cominciato ai tempi di Ceausescu e culminato con l'ingresso della Romania nella Comunità Europea.

Ma il quadro non è così roseo come potrebbe sembrare. Verso la fine del 2007, io stesso ho confermato in un'intervista al settimanale Panorama, la presenza in Romania di circa 22.000 aziende con capitale, anche parzialmente, italiano. Ad un'analisi più approfondita, appare, però, come almeno la metà di esse sia stata costituita esclusivamente per acquistare terreni. Fino al 2007, infatti, la legge romena impediva a soggetti privati stranieri di detenere terreni, difficile quindi considerare le aziende costituite solo allo scopo di acquistare terreni delle vere realtà produttive.

La mia esperienza poi mi dice che, delle rimanenti 11.000 aziende "italiane" presenti nominalmente in Romania, un'altra metà esiste solamente perché in questo strano paese costa meno abbandonare un'azienda, lasciando che un giudice la chiuda dopo qualche anno, piuttosto che andare alla pubblica amministrazione e liquidarla.

Rimaniamo con circa 5.000 - 6.000 aziende. Alcune, soprattutto banche e filiali di grandi gruppi, vanno ottimamente mentre altre vanno così così.

In questo blog, cercherò soprattutto di trasmettere la mia esperienza a quegli imprenditori che vogliono iniziare un business in Romania senza commettere errori che potrebbero portarli ad un rapido fallimento.

Perché, fare business (e soldi) in Romania, è possibile!

Il check-in dell'impreditore

Prima di cercare di intraprendere un qualsiasi tipo di business in Romania, l'imprenditore italiano dovrebbe fare un piccolo "check-in", rispondendo (affermativamente) a queste domande:
  1. Sono un imprenditore?
    Ovvero: possiedo un background di studi ed esperienza che mi consentano di avviare e gestire un business?
  2. Dispongo di un piccolo capitale?
    La Romania è un paese abbastanza costoso, dove esistono forti incentivi per gli investimenti. Ma, per avere gli incentivi, occorre prima effettuare gli investimenti. Scordatevi di venire qui con le idee e costruire qualcosa con i Fondi Europei.
  3. Sono in grado di resistere per almeno 5 anni, anche se gli affari, all'inizio, non andassero troppo bene?
    Arrivando, ultimi, in un paese i piena evoluzione, spesso si scelgono strade che si riveleranno redditizie nel tempo. Purtroppo, però, ci si renderà presto conto di come, in Romania, il tempo sia un'entità estremamente indefinita.
  4. Possiedo le risorse per condurre i miei affari in Romania?
    Il business "pendolare", quello degli imprenditori che vengono qui quattro/cinque giorni al mese è quello con minori possibilità di riuscita. Le caratteristiche del mondo degli affari e dei rapporti interpersonali in Romania, infatti, richiede una presenza assidua dell'imprenditore o di personale, italiano, da lui delegato.
Ma la domanda principale, quella che più influenzerà la riuscita dei vostri affari in questo paese solo apparentemente semplice è: a chi mi affido?

L'errore più diffuso è quello di ricavare qualche indirizzo da internet: un'agenzia immobiliare, uno studio contabile... tutti romeni che dichiarano di parlare l'italiano. Negli ultimi tre anni, gran parte del mio tempo l'ho spesa a cercare di trarre dagli impicci proprio queste imprese, impantanate in errori di traduzione, bilanci illeggibili, controlli fiscali, etc...

L'atro errore fatale è quello di aprire un'azienda in Romania "perché ho un amico/amica di origine romena che vuole tornare in patria e mi seguirebbe il tutto". Quando sento certi discorsi mi chiedo dove siano finiti gli imprenditori veri, quelli che si scelgono i collaboratori, calcolano il breack even point, arrivano in ufficio prima dei dipendenti ed escono ultimi...

Ecco un'idea che ogni imprenditore dovrebbe prendere in considerazione: iscriversi ad un'associazione di imprenditori.

AIIR, l'Associazione Imprenditori Italiani in Romania è sata la prima di questo tipo, essendo stata fondata nel 1993. Con uffici a Bucarest, Timisoara e Alba Iulia, poi, è in grado di assistere i propri associati in ogni parte della Romania.

Per maggiori dettagli, visita il sito www.aiir.ro